venerdì 25 marzo 2016

Andrea Cosentino - La savana



Autore: Andrea Cosentino
Titolo: La savana
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2016 
Numero pagine: 490
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Codice ISBN: 978-88-98558-67-4
Prezzo di copertina euro 12,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare l’autore: starland67@alice.it    

Andrea Cosentino, al suo esordio letterario, ci regala un romanzo particolarmente “movimentato”, appassionato e appassionante nel suo svolgersi attraverso una godibilissima ricchezza di particolari e di scene d’azione descritte con grande efficacia.
Un romanzo del tutto verosimile, immerso nella realtà italiana di oggi, con tutti i limiti di apparati burocratici o addirittura deviati che remano contro la caparbietà e l’onestà del protagonista. Che, a sua volta, non è certo un “eroe senza macchia e senza paura”, come ci ha abituati certa letteratura del genere che oggi sarebbe quanto meno risibile.
“La savana” è un romanzo che avvince e convince per vari motivi: per la bravura dell’autore nel saper “amalgamare” i tanti pezzi del puzzle che compongono il mosaico; per i tratti del tutto convincenti con cui sono descritti i protagonisti e i co-protagonisti; per il rigore con il quale chi scrive sa “accompagnare” il lettore tra i meandri di una trama che si segue con crescente interesse… per questi e tantissimi altri motivi, che naturalmente sarà chi legge il romanzo a scoprirli man mano.
Tra i vari aspetti sviluppati dal romanzo, va posta l’attenzione anche sull’entanglement quantistico, ossia la stretta correlazione esistente tra entità separate dal tempo e dallo spazio. Ne parla, in appendice all’opera, lo psicologo Roberto Fabrizi, collegando gli attualissimi sviluppi di questa teoria a quella della sincronicità sviluppata da Carl Gustav Jung.
“La savana”, quindi, è una pubblicazione di formidabile attualità, il cui grande valore è letterario ma va anche al di là, riuscendo a coinvolgere il lettore in un appassionante viaggio nei nostri tempi. 


giovedì 24 marzo 2016

Antonella Tissot - Il piacere di quando si scollina



Autrice: Antonella Tissot
Titolo: Il piacere di quando si scollina
Editore: L’ArgoLibro
Collana: La Piuma del Poeta
Anno di pubblicazione: 2016 
Numero pagine: 78
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Codice ISBN: 978-88-98558-64-3
Prezzo di copertina euro 7,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare l’autrice:   dfalappi@alice.it   

La collana “La Piuma del Poeta” della casa editrice “L’ArgoLibro” pubblica una nuova, pregevole raccolta, “Il piacere di quando si scollina” della milanese Antonella Tissot.
Una selezione, questa, che offre al lettore un intenso coinvolgimento nel mondo della natura, attraversato dall’autrice con sguardo sapiente e appassionato. È una natura spesso “interna”, anziché “esterna”, perché ci parla di emozioni, di sensazioni, di sguardi che ricordano, di gesti che sanciscono scelte.
“Sfoglio le pagine della mia vita / come della margherita / i petali. / E leggo di gioie e tristezza, / di ferite e di amori…” (da “Il libro della vita”): le parole sono precise, dense, scorrono leggere ma mai superficiali, grazie alla particolare attenzione dell’autrice, ai suoi segni tesi, alle vibrazioni che sanno tracciare i cerchi dell’ininterrotto movimento ciclico.
Lo scollinare, cioè il passare da un versante all’altro, implica necessariamente una salita e poi una discesa. Sono i titoli delle due sezioni che compongono l’opera, già attraverso essi Antonella Tissot ci fa “vedere” il movimento, la sua necessità: “In salita”, “In discesa”, e ognuna è aperta da due splendide fotografie a colori accompagnate dall’antica sapienza occidentale e orientale a proposito dei giardini: prima Shakespeare (“Il mio corpo è un giardino. La mia volontà è il suo giardiniere”) e poi un antico proverbio cinese (“Colui che semina un giardino semina la felicità”) ci illuminano sull’ “idea del giardino”, che può essere visto anche come metafora della necessità di fare, di agire, di immergersi nella vita.
L’anima della poetessa, protagonista dei versi che chiudono la raccolta, è paragonata a una cerva che cerca (e sicuramente trova) il “nuovo” attraversando con agilità boschi, costoni, pendici, per poi ristorarsi nel riposo. Abbiamo tutti bisogno di scoprire, di osare, ma anche di fermarci, di ricordare: siamo in tutto questo, siamo nell’eterno ritmo della vita.

martedì 22 marzo 2016

"La casa sul poggio": la recensione di Donato Romano


Ecco la recensione del Professor Donato Romano, tra i curatori e i relatori della presentazione del romanzo "La casa sul poggio" (Edizioni L'ArgoLibro) di Michele Di Lieto, che si è tenuta sabato scorso presso il Liceo Statale "Alfonso Gatto" - Sezione classico di Agropoli. 
Qui trovate la pagina on line dedicata al romanzo.

La prima parte del romanzo La casa sul poggio di Michele di Lieto, che si chiude con la frase dell’avvocato de Bonis (“Non c’è giustizia per i poveri cristi”), costituisce il filo d'Arianna che consente al lettore di ripercorrere e interpretare una storia, quella della famiglia Ognissanti, che attraversa quattro secoli (dal XVII al XX sec.) e che, vichianamente, si ripete inesorabile e immodificabile. Cambiano le epoche, i contesti, ma i protagonisti delle vicende narrate sembrano condividere la medesima triste sorte. Quasi perseguitati da un destino avverso, Gesualdo, Tarsio, Carlo e Antonino lottano per ottenere giustizia, per affermare i loro diritti o per un’idea di giustizia ed equità sociale, ma soccombono di fronte ad una sorte di eterogenesi dei fini che rende vano ogni sforzo, ogni sacrificio, ogni lotta. 
Il libro di Michele di Lieto (è stato detto e scritto da più parti ma non mi trova pienamente d'accordo) è un romanzo storico, un misto di storia e di invenzione: esso, infatti, narra le vicende (immaginate) di una famiglia che fuggendo da Napoli a causa della peste del 1656 si ritrova “gettata”, suo malgrado a seguito del naufragio della Porta celeste, sul litorale pestano. Da questi lidi, giungono nel Cilento, a Cicerale prima, a Spinazze (luogo inventato) poi, dove, nel 1671, iniziano a costruire la casa sul poggio, una casa contadina ben diversa dalle case "palazziate" dei ricchi, "non necessariamente nobili". 
Queste vicende inventate sono ambientate in epoche storiche precise, ricostruite fedelmente dall’autore nelle caratteristiche sociali e culturali. Accanto a personaggi storici realmente esistiti (dai protagonisti della rivoluzione del 1799 Domenico Cirillo, Eleonora Pimentel Fonseca, Mario Pagano, all’anarchico regicida Gaetano Bresci, solo per citarne alcuni), che si configurano per lo più come personaggi secondari, si muovono e agiscono personaggi inventati, ma verosimili, nel senso che riflettono nel loro modo di pensare e di comportarsi la realtà storica e sociale delle epoche in cui è ambientato il romanzo. Nel romanzo di Michele di Lieto manca tuttavia, a differenza del romanzo storico, la presenza di personaggi collettivi: scene “corali” che hanno per protagonista non più il singolo personaggio, ma la folla, il popolo, gruppi di persone, raffigurati in atteggiamenti o comportamenti di partecipazione nei confronti degli eventi politici e sociali del loro tempo. Il testo è spesso caratterizzato da ampie descrizioni di paesaggi che hanno la funzione di “incorniciare” l’azione e da minuziose, dettagliate descrizioni che servono a caratterizzare meglio i personaggi, o a farci comprendere anche aspetti tecnici della pratica giuridica. La narrazione è coinvolgente ed originale. Spesso l’autore si muove avanti e indietro nel tempo con digressioni e attualizzazioni quasi a voler rafforzare l'idea che il presente è figlio del passato e padre del futuro. 
Un vissuto del tempo in cui nel presente si riflettono sia il passato personale e storico-collettivo, sia il futuro con i suoi sogni e le sue speranze progettuali.
La casa sul poggio è anche un romanzo d’amore, che unisce come una forza cosmica i protagonisti e li tiene vivi anche nei momenti peggiori. Ogni epoca ha la sua coppia: Gesualdo e Tina, Tarsio e Maria Luisa, Carlo e Gena, Antonio e Nenna, Antonino e Marta. 
È un romanzo che presenta anche figure femminili forti, non accessorie, come Maria Luisa de Litteris, compagna del massone Tarsio, donna colta, cosmopolita, “educata alla francese”; come Nenna, donna forte, tanto decisa al punto da sembrare alle invidiose vicine "quasi un maschio". Nenna si carica del peso della famiglia, affitta un fondo di erbacce e spine e nel giro di pochi anni ne fa un giardino con piante di ulivo, orto, alberi da frutta.
L’immagine che chiude la quarta parte, la casa sul poggio non ancora ultimata nel 1998, diventa il simbolo di un itinerario fenomenologico che non giunge mai a compimento. Manca sempre qualcosa, un passaggio, un’autorizzazione, o semplicemente un pizzico di buona sorte. 
Nessuna delle vicende raccontate nelle quattro parti si conclude positivamente. La morte dei protagonisti infine contribuisce a rafforzare quel senso di precarietà e di incompiutezza che attraversano tutto il libro. In questo testo non c’è un rovesciamento dialettico e questo conduce inesorabilmente ad un pessimismo che, a mio avviso, lascia poche speranze: i vinti restano tali in ogni epoca, gli Ognissanti non saranno mai i Vanacore (arroganti, opportunisti, corrotti, cinici…), ma di fatto non cambieranno mai il proprio destino anche senza necessariamente snaturarsi. I vinti non diventeranno mai i vincitori. Nonostante le trasformazioni politiche, istituzionali, economiche, culturali, per la famiglia Ognissanti il mondo è sempre stato e sempre sarà “ad un medesimo modo” come scrive Machiavelli nel II libro dei Discorsi
Gli Ognissanti, metafora dei vinti di ogni tempo, subiranno sempre le angherie e i soprusi dei potenti. In conclusione, per l'Autore, "non c’è mai stata né mai ci sarà giustizia per i poveri cristi". È questo il senso di un romanzo che vuole essere una denuncia dei mali della società di ogni tempo e di una giustizia discendente che, prevaricando i diritti naturali dei singoli diviene, come direbbe Trasimaco di Calcedonia "l'utile del più forte", mero strumento di potere.


Professor Donato Romano

giovedì 17 marzo 2016

Michele Di Lieto al "Liceo Classico" di Agropoli

Sabato 19 marzo 2016 - Ore 10:00
Presentazione del romanzo
LA CASA SUL POGGIO
Storia e storie del Cilento
di
Michele Di Lieto
Edizioni L'ArgoLibro


Liceo Statale "Alfonso Gatto" - Sezione Classico
Via Pio X - Agropoli (SA)

Cliccate qui e qui
per info sul libro

L'ARGOLIBRO:
largo ai buoni libri!

sabato 12 marzo 2016

Charlotte Brontë - Storie di Geni e di Fate - Cura e traduzione di Maddalena De Leo



Autrice: Charlotte Brontë - Testo inglese a fronte
Cura e traduzione di Maddalena De Leo
Titolo: Storie di Geni e di Fate
Editore: L’ArgoLibro
Collana: La Penna dello Scrittore
Codice ISBN: 978-88-98558-68-1
Anno di pubblicazione: 2016 
Numero pagine: 138
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Prezzo di copertina euro 14,00 – Incluse spese di spedizione (Piego libri non tracciato) in Italia
Per ordini dall’estero contattare la casa editrice all’indirizzo largolibro@gmail.com
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare Maddalena De Leo:  deleom@tiscali.it 

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Una grandissima iniziativa editoriale, quella di “L’ArgoLibro”, che presenta – per la prima volta tradotti in Italia – i racconti “Un’avventura”, “La ricerca della felicità” e “Le avventure di Ernest Alembert” di una Charlotte Brontë adolescente.
La traduttrice, la Professoressa Maddalena De Leo, ha curato ogni particolare della pubblicazione, che si presenta testo a fronte e quindi particolarmente adatta anche per tutti coloro che desiderano raffrontare il testo originale e la traduzione.
Siamo all'inizio di un quinquennio particolare per la famiglia Brontë, per varie ricorrenze, tra le quali nel 2016 spicca proprio il bicentenario della nascita di Charlotte, nata il 21 aprile 1816 a Thornton, ma vissuta a Haworth nello Yorkshire.
Maddalena De Leo è studiosa particolarmente indicata, per la cura di questa pubblicazione. Socia della Brontë Society sin dal 1975, è la rappresentante della Sezione Italiana della Brontë Society oltre che consulente editoriale per l’Italia della rivista letteraria Brontë Studies.
Sfogliando questo libro, ci immergiamo nell’appassionante mondo “costruito” dalla fantasia di Charlotte, Emily, Anne e il fratello Branwell, con protagonisti gli Young Men, cioè i dodici soldatini regalati qualche anno prima dal padre. È sicuramente stupefacente, come sottolinea la stessa curatrice, che la mente di una quattordicenne abbia potuto immaginare avventure così complesse e ricche di particolari.
Il secondo dei tre racconti ci porta, insieme al protagonista, a ricercare e definire il concetto di felicità, qualcosa di semplice e a portata di mano che invece spesso andiamo a cercare lontano, mentre il terzo racconto ci fa partire per un viaggio coinvolgente che ci porta fra i geni e le fate proiettandoci in un mondo da sogno. Eccone l'incipit:
“Tanti anni fa viveva in un villaggio un giovane di nome Ernest Alembert. Veniva da una razza nobile e antica ma uno dei suoi antenati era stato decapitato perché sospettato di alto tradimento, per cui la famiglia da quel momento era decaduta a poco a poco sino a che, a lungo andare, l’unico suo discendente era rimasto il giovanotto di cui sto per scrivere.”


A great publishing initiative, that of "The ArgoLibro" which presents - for the first time translated into Italian – the following tales " An Adventure", "The Pursuit of Happiness" and "The Adventures of Ernest Alembert"  written by Charlotte Brontë when she was a teenager.
The translator, Professor Maddalena De Leo, took care of every detail of the publication, which occurs parallel English text and therefore particularly suitable for those who wish to compare the original and the translated version.
We are at the beginning of a special five-year period for the Brontë family, for various occasions, including in 2016 right the bicentenary of the birth of Charlotte, born on 21st April 1816 in Thornton, even if she lived in Haworth in Yorkshire.
Maddalena De Leo is a scholar particularly suitable for the care of this publication. A member of the Brontë Society since 1975, she is the representative of the Italian Section of the Brontë Society as well as editorial consultant for Italy of the literary magazine Brontë Studies.
Leafing through this book, we will enjoy the fascinating world "constructed" by the imagination of Charlotte, Emily, Anne and their brother Branwell, with the Young Men as protagonists, that’s to say the twelve soldiers given away a few years earlier by their father. It is definitely amazing, as pointed out by the same curator, that the mind of a fourteen year old could have imagined adventures so complex and rich in detail.

The second of the three stories brings, along with the main character, to seek and define the concept of happiness, something simple and within reach instead often go looking far away, while the third story makes us go on an exciting journey that brings between genes and fairies projecting us into a dream world. 

Qui trovate "The Sisters' Room", il primo blog italiano/inglese interamente dedicato alle sorelle Brontë

Qui trovate la pagina Facebook

venerdì 11 marzo 2016

"Un Altro Mondo" a L'ARGOLIBRO



Domenica 13 marzo, alle ore 18:30
siete invitati presso la 
Libreria indipendente L'ARGOLIBRO 
ad Agropoli 
per la proiezione del film documentario

UN ALTRO MONDO
di
Thomas Torelli

Visitate il sito dedicato

UN ALTRO MONDO è un film documentario che vuole raccontare la nostra vera forza e chi siamo realmente, sfidando la visione moderna del mondo e riscoprendo i sistemi di valori delle società antiche, come quella dei nativi americani. Si tratta di un viaggio che mette in luce come la fisica quantistica stia riscoprendo le conoscenze degli antichi popoli tribali, di come loro interpretavano la connessione tra l’uomo e l’universo. Il film dimostra anche scientificamente come siamo tutti collegati, concetto meglio espresso nel saluto Maya “In Lak’ech”, che significa “Io sono un altro te stesso” e dimostra anche quanto sia innaturale il senso di separazione che caratterizza gran parte del pensiero moderno.
L’uomo sempre di più sta prendendo coscienza del suo posto nell’universo e della sua capacità, sia come singolo che come collettività, di creare la propria realtà.
Siamo convinti che questa presa di coscienza raccontata nel documentario aprirà le porte a un inedito modo di interpretare la realtà e stimolerà un nuovo spirito critico sul presente, generando un migliore e più luminoso domani per le generazioni presenti e future.
Ingresso libero

L’ARGOLIBRO
è ad Agropoli (SA) in Viale Lazio 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D’Acquisto,
nei pressi del Centro per l’Impiego,
accanto a “Mani di Fata” e “Ricambi Iannuzzi”).
Infoline: 3395876415

L’ARGOLIBRO:
largo ai buoni libri e ai buoni eventi!

Dionisia De Santis a "L'ARGOLIBRO"



Rassegna
IL CANTO DELLA FATA

Sabato 12 marzo 2016 ore 18:30
Libreria L'ArgoLibro 


Dionisia De Santis:
Le Fate di Primavera,
le erbe di Primavera"

Visita il sito

Vi aspettiamo ad Agropoli (SA)
in Viale Lazio 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto, 
accanto a "Mani di Fata" e "Ricambi Iannuzzi")
Per qualsiasi info:
3395876415

L'ArgoLibro: largo ai buoni eventi!

mercoledì 9 marzo 2016

8 marzo a L'ARGOLIBRO con Nello Amato e l'associazione "Artemide"

Un 8 marzo davvero speciale, quello di ieri a L'ARGOLIBRO, che ha ospitato la presentazione del romanzo "Il giardino degli oleandri" di Nello Amato e una condivisione di letture a cura dell'Associazione femminista "ARTEMIDE".
Un ringraziamento particolare va anche ai poeti Giuseppe Basile e Pasquale Mazzarella, che hanno letto alcuni propri versi.
Si è parlato di donne, di luoghi comuni, di rispetto, di evoluzione, di necessaria consapevolezza personale e collettiva per riuscire a superare le varie, tante forme di violenza. Si è parlato di questo e di tanto altro.
Grazie anche al "CHE FRESCO", Ristorante Naturale di Paestum, per aver offerto a tutti i presenti un buffet vegano.
Qui trovate la recensione a "Il giardino degli oleandri" letta durante la presentazione.
Ecco le foto dell'incontro.
Lo splendido romanzo di Nello Amato (cliccate qui per visitare la pagina FB dedicata) è sempre in vendita presso la Libreria indipendente L'ARGOLIBRO ad Agropoli, in Viale Lazio 16 (zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto, infoline 3395876415).

















sabato 5 marzo 2016

Sandra Ludovici - Rovi d'ortica



Autrice: Sandra Ludovici
Titolo: Rovi d’ortica
Editore: L’ArgoLibro
Collana: La Piuma del Poeta
Anno di pubblicazione: 2016
Numero pagine: 78
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Codice ISBN: 978-88-98558-66-7
Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare l’autrice:   sludovici99@gmail.com  

La poesia, si sa, soffre la lontananza della maggior parte dei lettori. Una “distanza” dovuta, probabilmente, anche al fatto che oggi si scrive molta… presunta poesia, ma la scarsa qualità dei testi non può che accentuare la disaffezione dei potenziali lettori verso questa forma d’arte.
Ben vengano, quindi, raccolte come “Rovi d’ortica” di Sandra Ludovici, che ha alle spalle già moltissime pubblicazioni, confermando – in questo caso – una fertilità che va di pari passo con la bravura, la competenza, la passione.
I componimenti di questa raccolta si snodano lungo percorsi che ammaliano chi legge e destano l’attenzione con un uso sapiente della parola. L’artista è anche artigiano, in un certo senso, perché deve saper padroneggiare la necessaria tecnica. È sempre dalla combinazione di vari elementi che scaturisce l’opera d’arte; nel caso della poesia, abbiamo parole, assonanze, accostamenti, abbiamo insomma la capacità di saper “gestire e proporre” il suono della parola, oltre che il suo significato.
Sandra Ludovici è indubbiamente bravissima, nel riuscire a far questo. Che scriva di tempo o di rughe, di ore sensuali o di paesaggi illuminati dalle varie ore del giorno, sa catturare i tanti particolari che – insieme – ci donano “l’insieme” di cui abbiamo bisogno, per comprendere davvero.

venerdì 4 marzo 2016

"La casa sul poggio": le recensioni di Iole Chiagano e Domenico Amatucci


Ecco le recensioni di Iole Chiagano e Domenico Amatucci a "La casa sul poggio", il romanzo di Michele Di Lieto recentemente pubblicato da L'ArgoLibro.
La prima presentazione dell'opera si terrà sabato 19 marzo alle ore 10:00 presso il "Liceo Statale A. Gatto - Sezione Classico" ad Agropoli. 
Qui trovate la pagina on line dedicata al libro. 

Leggendo “La casa sul poggio”, ultimo romanzo di Michele Di Lieto, molti autori mi sono venuti in mente, da Manzoni a Verga a Galsworthy,  da Tomasi di Lampedusa a Bacchelli alla Morante a Eco e talvolta persino a Cervantes ma, cercando di seguire le linee di paragone con essi, mi sfuggiva sempre qualcosa. Sebbene anche questo nostro romanzo si richiami al romanzo storico, la sua struttura narratologica mostra una fisionomia peculiare che appartiene a quasi tutte le opere di Michele di Lieto,  si potrebbe dire una sua costante: la narrazione spesso s’interrompe per tornare al presente o per considerazioni personali, con paragoni e analisi in cui l’autore s’interroga su come sarebbe stata quella tale situazione se si fosse verificata nel presente. E’ certamente una novità questa intromissione del narratore, soprattutto in questo genere di romanzo che, per il resto, risponde a tutte le dinamiche del romanzo storico.
Quello che interessa all’autore,  in modo particolare, è il rapporto tra la società civile e il mondo della realtà storica: egli è preso essenzialmente dai fatti vissuti dai singoli che descrive secondo una narrazione lucida e pacatamente realistica.
La “verità” narrata risponde al linguaggio tipico dell’autore;  il suo stile rimane fedele alla chiarezza espressiva e alla struttura logica di un discorso piano, ricco di un lessico personale che costituisce il nucleo fondamentale del suo linguaggio letterario  presente in tutti i suoi romanzi ma,  in quest’ultimo,  trova una collocazione più specifica trattando di argomenti storici e, spesso, anche giuridici. Quel che rende originale il romanzo di Michele di Lieto è che, nonostante la Storia,  le calamità, le vicissitudini, il suo linguaggio narrativo si colora di una diffusa, leggera “ironia” che rende più leggera la vita.
L’autore ripercorre gli snodi principali di tre secoli che ruotano intorno alle vicissitudini della  famiglia Ognissanti e alla loro “benedetta” casa in compagnia di  un vorticoso e affascinante brulichio di figure reali e immaginarie in assoluta libertà  di ricerca storica, documentata e non, come Egli stesso confessa.
Non è un caso che l’autore segua l’evolversi della famiglia Ognissanti da Napoli (o da Girgenti) al Cilento dalla metà del 1600 alla fine del 1900. Infatti la sua narrazione è anche frutto dell’esperienza umana e professionale che lo ha messo a contatto con “personaggi”  che ha incontrato nel Cilento dove vive da oltre trent’anni.
 Questo mondo, al quale  Di Lieto si è avvicinato sempre con animo curioso ed amico, sembra aver destato in lui la sensazione che il senso della vita non sia nelle certezze, nella stabilità, ma nella mutevolezza che però nulla cambia davvero  per la contraddittorietà degli  eventi. Infatti i secoli, che il Nostro attraversa, evidenziano il principio immobile della dinamica storica secondo cui: “agli uni il potere e agli altri la servitù”.
Come si può immaginare è un’impresa non facile ma l’autore riesce a dare un quadro convincente e avvincente di questa “saga” che attraversa gli eventi più importanti del lungo periodo storico raccontato. La sua arte narrativa confonde verità e invenzione con maestria, sicuro com’è che nella contraddittorietà del reale consista la totalità della vita.
Sarebbe una impresa, forse anche superflua, tentare una sintesi di un romanzo che abbraccia più di tre secoli di storia, dalla peste del seicento al terremoto dell’80, dalla repubblica partenopea alle migrazioni di fine ottocento, da Gioacchino Murat a Umberto I°, e racconta la lunga odissea della famiglia Ognissanti, mai disgiunta dalla sorte della Casa sul poggio, che è il simbolo di tutte le traversie della famiglia protagonista.
Mi limiterò a dire che il romanzo è diviso in quattro parti; che ogni parte ha la sua storia, che ogni storia ha i suoi eroi, che tutti gli eroi si scontrano coi potenti, che tutti gli eroi fanno una brutta fine. A partire da Gesualdo, eroe della prima parte che dallo scontro coi potenti esce sconfitto, perché “non c’è giustizia per i poveri cristi”. Per finire ad Antonino, eroe della quarta, che pure si scontra coi potenti, pure ne esce sconfitto, perché questa è “la giustizia dei poveri cristi”. Come si vede, motivi che tornano e riportano al presente la storia del passato secondo un modulo narrativo che sopra abbiamo definito costante nelle opere dell’Autore. 
Ma una brutta fine fa pure la Casa sul poggio che dà titolo al libro. Oggetto di un progetto di restauro perseguito da Antonino, progetto che si scontra col potere dei ricchi, ma anche con le invidie dei meno ricchi, la casa sul poggio non sarà neppure ultimata. Sottoposta a sequestro “per dieci centimetri in più al piano mansardato”, si fermerà al piano terra neppure completato.  Resta della casa solo il cartello “roso” dal tempo: sequestro penale, corpo del reato. “Sta proprio sotto la scritta incisa sul portale: TO (Terzo Ognissanti) AD MDCLXXI, anno del Signore 1671”. Che è l’anno di nascita della casa, e segna la fine del libro.
Vorrei concludere, e mi avvio alla fine,  tornando all’ironia, della quale dicevo all’inizio, che stempera le situazioni più amare, e sembra del tutto congeniale all’autore. Si veda, a titolo di esempio, la quarta parte del libro, dove l’ironia è presente dall’inizio alla fine. A partire dalla figura di Antonio, padre di Antonino, aspirante emigrante, “candidato ad essere iscritto nella circoscrizione dei votanti all’estero”, che torna al paese natio “accolto dalla banda di Conversano”, “chiamata per la verità non per lui ma per il santo patrono che quel giorno si festeggia”, per finire alla figura del protagonista, Antonino, “infermiere ferrista”, innamorato di Marta Boschi, “campionessa di tiro con l’arco”, che fa “la fine di Coppi”: anzi l’opposta, perché mentre Coppi muore di malaria (e Geminiani si salva), Antonino, malamente curato per malaria, muore di “febbre di Tailandia” (e Marta Boschi si salva).  
E  qui concludo, non senza aver fatto, per completezza, un cenno al linguaggio, che già si è detto semplice, lineare, anche quando si parli di legge e di diritto, ma che, nella terza  parte, si inventa un vero e proprio epistolario in dialetto cilentano. Non sembra che l’Autore voglia concedersi a mode del tempo che vive (il paragone viene spontaneo con Antonio Pennacchi e Canale Mussolini): sembra piuttosto che il ricorso al dialetto cilentano rappresenti  un atto di omaggio, un segno di affetto verso quel mondo al quale l’Autore si è sempre affacciato con animo curioso ed amico, come si è detto prima.
In definitiva, un bel libro, un romanzo che raccomando al lettore per scoprire le tante vicende puntualmente descritte e gli altri mille personaggi che ci raccontano una umanità sempre ricca.   
 Commento a cura di Iole Chiagano

La casa sul poggio, l’ultima fatica letteraria di Michele Di Lieto, il magistrato scrittore votato alla narrativa, è un romanzo maturo per densità di pensiero e varietà di contenuti; che tuttavia, a dispetto dell’età dell’autore, si segnala per originalità di temi e freschezza di stile, e sembra, almeno così ci auguriamo, un punto di partenza piuttosto che un punto di arrivo.
Apparentemente, La casa sul poggio ripercorre la storia di una casa e la storia di una famiglia attraverso i secoli, dal seicento fin quasi ai giorni nostri. Si è parlato di Storia e storie, di storia vera e storia falsa, di libro metà saggio metà romanzo, di romanzo storico. Il fatto è che un libro complesso e completo com’è La casa sul poggio si presta a più livelli di lettura, e ogni interpretazione coglie nel segno, a seconda dell’angolazione visiva di chi scrive.
Un aspetto non sufficientemente esplorato sembra però quell’insistere dell’autore in confronti e analogie, quel riportare costante la Storia nel tempo a tempi più recenti, ai tempi in cui si vive. Intendiamoci: non è una novità, soprattutto per i romanzi storici non è una novità. Anche i Promessi Sposi sono, almeno per lungo tempo così si è ritenuto, un affresco della storia del seicento riportata ai tempi dell’Autore, la dominazione spagnola come allegoria della dominazione austriaca. E’ lo stesso Manzoni ad autorizzare una interpretazione del genere quando si lascia sfuggire, e non è vero che gli sfugga: “Così va il mondo, o almeno così andava nel secolo decimo settimo”. Solo che ne La casa sul poggio questo motivo non si coglie tra le righe, ma è una costante della narrazione. A partire dalle prime pagine, dal racconto del naufragio de La Porta celeste, là dove l’Autore, a proposito di chi è morto e chi è vivo, e sono vivi i suoi protagonisti, del “perché tanti morti e proprio loro erano salvi”, si lascia andare al primo confronto esplicativo, affermando senza mezzi termini che “questi sono interrogativi rimasti irrisolti anche ai tempi nostri, interrogativi che si ripropongono ad ogni carretta che naufraga, e sono tante nel mare di Sicilia”. Per finire alla quarta parte, che è una vera e propria denuncia di quello che lo stesso autore definisce cinismo del potere, l’eterna ingiustizia che affligge i “poveri cristi”. Si segua la vicenda di Antonino, un romanzo nel romanzo, travolto e sbattuto da un ufficio all’altro, dalla cassa al geometra, dal geometra all’ingegnere, dall’ingegnere al geologo, dal geologo al sondaggista, dal sindaco all’avvocato, dall’avvocato al tecnico e al notaio, tutto questo per riattare un edificio malandato. Un romanzo nel romanzo che descrive nient’altro che gli eccessi di certa burocrazia: “dalla Soprintendenza all’Ente parco, dall’Ente Parco alla Autorità di bacino, dalla Commissione grandi opere alla Commissione grandi rischi”. Una vicenda che dovrebbe far riflettere i politici, a partire dal Ministro per la semplificazione, se è vero, come è vero, che di semplificazione ha bisogno il nostro Paese, per eliminare lacci e lacciuoli che costituiscono la prima fonte di corruzione, e si abbattono sulla vita dei cittadini, sempre più spesso ridotti a “poveri cristi”.
Un altro aspetto che caratterizza questo romanzo è il ricorso insistito a temi più propriamente giuridici, che hanno, od hanno assunto, anch’essi valore di attualità. Certo, l’Autore non poteva immaginare, quando ha scritto, quante polemiche avrebbe  provocato  una norma, inserita in un decreto legislativo adottato su delega dell’Unione europea “a tutela del consumatore”, che sembra eliminare il divieto del patto commissorio sancito dall’art. 2744 del codice civile e che, se pure dovesse configurare qualcosa d’altro, certamente non sarebbe dettata “a tutela del consumatore”. Fatto sta che nella terza parte de La Casa sul poggio Michele Di Lieto imbastisce un processo fondato proprio sul patto commissorio: un processo affidato a un giudice coraggioso, caratterizzato da veri e propri colpi di scena e che, una volta tanto, segna il trionfo dei “poveri cristi”.
Non è il solo caso: perché nella prima parte l’autore tratta un processo contro il Banco di Sant’Eligio, che è un processo contro lo strapotere dei ricchi, contro il quale si scontra il “povero cristo”; e nella quarta inserisce una denuncia di nuova opera, temeraria e infondata, strumentalmente adoperata da “poveri cristi”contro “poveri cristi”. Ma questo dei temi giuridici non deve spaventare. Perché Michele Di Lieto è sempre lì a chiarire, a interpretare, a guidare per mano anche i non addetti ai lavori, a distinguere giudici da giudici, avvocati da avvocati, a mettere in guardia contro i guasti che toccano “agli umani”, “quando la giustizia viene piegata a fini di ingiustizia”. E se questo non bastasse, c’è lo stile: che non è una novità, e rimane lo stesso, piano, accessibile e sicuro, sia che si tratti di arte e di natura, sia che si tratti di storia e di diritto. Uno stile, è stato detto, che si fonda sotto il profilo formale sulla ripetizione della parola chiave, che diventa elemento di congiunzione tra il pensiero che precede e quello che segue (Anna Milite). Uno stile che induce, quasi costringe il lettore a seguire l’autore di periodo in periodo, di capitolo in capitolo, sino alla fine (Anna Milite, Marcello Alfinito).

Commento a cura  di Domenico Amatucci