mercoledì 19 luglio 2017

Miceli - Sessa - Colicino: Generazione 2.0 Tra centro e periferia



Autrici: Annalisa Miceli – Elvira Sessa
Disegni in copertina e nelle pagine interne: Virgilio Colicino
Titolo: Generazione 2.0 – Tra centro e periferia
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 68
Formato: 14,8x21
Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Una pubblicazione davvero pregevole, “Generazione 2.0 - Tra centro e periferia”, scritta a “sei mani” da tre sensibilità diverse eppure affini, che si sono misurate con sensibilità e grande efficacia sul tema della nostra quotidianità. Tra problemi, paure, affanni, paradossi, è sempre molto difficile riuscire a cogliere l’essenza di ciò che ci accade, il significato profondo degli avvenimenti piccoli e grandi che ci coinvolgono direttamente o indirettamente.
Leggendo quest’opera possiamo senza dubbio sottolineare convintamente che l’arte ci aiuta, eccome se ci aiuta! L’arte, beninteso – ed è sottolineato anche nell’introduzione – capace di guardare oltre la nebbia del luogo comune, e la scrittura di Elvira e Annalisa è capacissima di farlo. Alla forza dei loro segni si aggiunge quella dei segni “visivi” di Virgilio Colicino, che interpreta la quotidianità con fratture, crepacci, anfratti che prendono vita, sorprendono, stupiscono, per come sono in grado di “raccontare”.
C’è spazio (e tanto) anche per l’umorismo e per l’ironia, che sono ulteriori e forse insostituibili mezzi per approfondire ulteriormente la conoscenza della complessità contemporanea.

I “mondi” descritti sono a volte interiori, altre esteriori, sempre scandagliati con grande acume e partecipazione. Chi scrive, chi disegna, sa che tutti siamo immersi in questa realtà, in questo mondo, ed è essenziale comprenderlo in tutti i suoi aspetti, se non vogliamo scivolare nella facile condanna a priori o nell’altrettanto facile accettazione “totale”. Estremi, questi, che vanno evitati, ci dicono indirettamente Annalisa, Elvira e Virgilio. Nell’unico modo possibile: attraverso la conoscenza. 

martedì 18 luglio 2017

Le nuove composizioni di Tonia Arcucci a L'ARGOLIBRO



Rassegna
"A TESTA ALTA"

Vi aspettiamo alla
libreria indipendente L'ArgoLibro
ad Agropoli
per la mostra dedicata
alle nuove composizioni di 
Tonia Arcucci

"ROSE, CHE BELL' 'RROSE!"

Appuntamento a 
VENERDÌ 21 LUGLIO - ORE 18:30

L'ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego)
Agropoli (SA)
Infoline: 3395876415




L'ARGOLIBRO:
facciamo largo ai buoni eventi!

sabato 15 luglio 2017

Zygmunt Bauman: l'intervento di Luciana Capo



Lo scorso marzo a L'ARGOLIBRO abbiamo dedicato un appuntamento a Zygmunt Bauman, il grande studioso della società contemporanea scomparso lo scorso gennaio.
L'incontro è stato curato dal professor
 Giuseppe Lembo e dalla Professoressa Luciana Capo. Vi proponiamo la relazione della Professoressa Capo, che certamente offrirà a tutti noi ulteriori spunti di riflessione.

Zygmunt Bauman e l’Amore liquido*
Luciana Capo

In una società dove esiste la grande sapienza narrativa del digitale, percepita nella profonda ambizione di una dimensione contemplativa, vengono a delinearsi confini definiti che si muovono, come Orfeo, tra la luce e l’ombra in un’atmosfera di trasparenze. Per fortuna il viaggio nell’anima non si ferma e le emozioni sfidano ciò che è velato, nascosto, forse estremo e disperato e Galilei ci costringe ad aprire gli occhi sul vero, su una umanità che odora di sangue e sgomento e che affascina, sconvolge, converte. Forse le parole potranno salvarci? C’è nell’uomo una sottomissione volontaria alle parole gelide ed evasive, parole che non hanno fede né cielo, consumate dai network ma fatalmente contorte da visioni di bellezza e desiderio struggente. L’avventura dell’uomo si spegne e si consuma nel suo sguardo, in uno sguardo che ha tradotto ogni emozione, ogni tormento, ogni entusiasmo, ogni dolore in segni nei quali si esprime il senso della vita; e il calore e la morbidezza dell’Io non graffiano ma accarezzano. La storia ci riporta ad un utopista, Dario Fo, che insegnava agli studenti l’arte di cambiare il mondo, in una Milano degli anni ’70, dura e bellissima, appassionata di tutto: di pittura, di cinema, di architettura, di editoria, di giornalismo. Egli era un uomo rinascimentale, innamorato di qualsiasi forma di espressione artistica… e oggi? La tecnologia invita alle manipolazioni più decisive e dissennate, ma l’uomo non può uccidere ciò che ama e lo farà per la gelosia e il dolore di sentirsi straniero, impaziente di scoprire il peccato, irretito dal suo stesso struggimento vademecum della volubilità e del disinganno. Salvare il mondo sarebbe rivedere allo specchio immagini vere, talvolta crude e brutali, perché crudeltà e brutalità sono nella natura delle cose e degli eventi e che la qualità del dialogo ci restituisce integre e compatte nei contenuti, senza finzioni né assenza di passioni, oltre le barriere della visione. La visione assedia, concupisce ed un vento impetuoso agita sempre i sogni dove ogni particolare è accolto e anticipato. Forse nella notte di Pietroburgo Dostoevskij fissa l’archetipo del visionario malinconico che fugge il mondo perché il mondo non corrisponde al suo ideale. Lo smarrimento che spinge a ripiegare in se stessi, che blocca nell’immobilità e poi nel rimorso dell’immobilità, è un elemento costitutivo del flusso di coscienza e della “schizofrenia esistenziale” contemporanea. “Noi abbiamo perduto la nostra ombra reale, quella che ci fa il sole, perché essa non esiste più per noi, non le parliamo più, e con essa il nostro corpo ci ha lasciato”. (Dostoevskij, Notti bianche ). Bauman nell’“Amore liquido” ci parla della relazione, dell’ossessione, dell’erotismo, dell’ansia e del turbamento, della luce e dell’incubo delle anime a brandelli e del gioco a due che si rinnova con una misteriosa, cieca ma vitale speranza. Ricordo la fiaba della “Piccola fiammiferaia”: ella vaga per le strade e prega i passanti di comprare i fiammiferi, l’offerta della luce, del calore, dell’amore che sente, che soffre, che palpita e che desidera e che, probabilmente, vuol fuggire dall’oscurità della freddezza. La freddezza segna la fine di ogni relazione. Non appena si diventa gelidi nel sentimento, nel pensiero o nell’azione, la relazione diventa impossibile. E così la piccola fiammiferaia accende tutte le sue risorse per vivere e il fuoco è il simbolo più importante del vivificatore della psiche.
Nelle “Notti bianche” di Dostoevskij Nascenka è la ragazza ingenua, tutta dedita alla cura della vecchia nonna, prigioniera della sua apprensione, che sogna di andare sposa ad un principe, impaziente di scoprire il peccato; e così il giovane inquilino la affascina e la irretisce senza sfiorarla. Si avverte nel suo animo il senso dell’effimero e dell’eterno e un afflusso di linfa , sempre fecondo. L’emozione ha molti volti: quello di cera, quello di alabastro, quello ambiguo e puro , ma ciò che li accomuna è il deliquio, la perdita dei sensi e i colori della consunzione. In tutto ciò l’anima non è mai vittima insoddisfatta e resta regina. La razionalità liquido-moderna negli impegni duraturi ravvisa oppressione e una dipendenza incapacitante. Vincoli e legami rendono i rapporti umani “impuri” come farebbero con qualsiasi atto di consumo che presume soddisfazione istantanea e istantanea obsolescenza dell’oggetto consumato. Bauman parla di un mondo avvolto in una fitta rete di chiamate e messaggi che lo rende invulnerabile e l’obiettivo (anche quando si parla di amore) è quello di non farsi accalappiare e di evitare gli abbracci troppo soffocanti ed anche i contatti sessuali sono soffusi e dispersi, mutano direzione guidati dalla seduzione degli oggetti del desiderio. L’essenziale è essere connessi e “le connessioni sono solide rocce circondate da sabbie mobili”(Bauman, Amore liquido). Tutto ciò rende superflua l’attenzione allo sguardo degli altri e gli occhi si sono trasformati in muri bianchi e un muro bianco di fronte ad un altro muro bianco non provoca alcun danno. Persino il viaggio è reso superfluo dall’artificio della connessione. La liquidità dei cellulari segnala materialmente e simbolicamente la definitiva liberazione dal luogo. Ma l’uomo non può liberarsi di se stesso e della sua vita piena di significato dovendo cercare di incanalare la modernità liquida in una vibrante agorà, centrata sull’identità. Hegel ci dice che la nottola di Minerva, dea della sapienza, distende le ali prudentemente al crepuscolo; la conoscenza giunge alla fine del giorno, quando il sole si è posato e le cose non sono più ben illuminate e facili da trovare e maneggiare (ben prima che Hegel coniasse la metafora della nottola che indugia, Sofocle aveva fatto della chiarezza della visione il monopolio del cieco Tiresia) e Martin Heidegger aveva parlato di una buona illuminazione che è autentica cecità; non si può vedere quello che è fin troppo visibile,ci si accorge delle cose quando scompaiono o vengono distrutte. La modernità si è specializzata nel mettere in moto il mondo, ha spalancato la possibilità e la necessità di dare una nuova forma. Marx ed Engels elogiarono i rivoluzionari borghesi che avevano dissolto ciò che è solido e profanato ciò che è sacro, ovvero le cose che per lunghi anni avevano tarpato i poteri creativi dell’uomo. I Filosofi del Rinascimento celebrarono le prospettive straordinarie che l’incompiutezza della natura umana spalancava all’audacia e al talento. Pico della Mirandola annunciò con gioia e soddisfazione: “Possiamo diventare ciò che vogliamo”. Il Proteo di Ovidio che poteva trasformarsi da giovane a leone, cinghiale, serpente, pietra o albero e il camaleonte, grande maestro della reincarnazione istantanea, divennero i modelli della virtù umana appena scoperta dall’autoaffermazione. Alcuni decenni più tardi, J. J. Rousseau avrebbe chiamato “perfettibilità” l’unico attributo necessario di cui la natura abbia dotato la razza umana, identificando nella capacità di autotrasformazione la sola essenza umana e il solo tratto comune a noi tutti. Gli uomini sono liberi di creare se stessi. La necessità di divenire quello che si è, è la caratteristica della vita moderna e non della individualizzazione moderna. 3
Gli antichi già conoscevano la verità? Nel suo dialogo “De vita beata” Lucio Seneca sottolineò che in netto contrasto con i piaceri della virtù, le delizie dell’estasi si raffreddano nel momento in cui sono più intense; la loro capacità è così limitata da esaurirsi in un istante. Ravvivati per un attimo fuggevole, coloro che cercano il piacere dei sensi cadono rapidamente nel languore e nell’apatia. Seneca ammoniva: “La gratificazione che giunge più rapidamente è anche quella che per prima muore”. La fragilità endemica della gratificazione istantanea e lo stretto rapporto tra l’ossessione del piacere, l’indifferenza per quello che è stato e la sfiducia per quello che verrà tendono ad essere confermati, oggi, proprio come succedeva 2000 anni fa. Un dei più perspicaci sociologi del nostro tempo, Pierre Bourdieu, ha dato a un lavoro del 1997 il titolo “Oggi la precarietà è dappertutto”. Se questo è vero, per scongiurare la frustrazione sarebbe opportuno astenersi dal coltivare abitudini e legami. Uomini e donne sono, dunque, addestrati a percepire il mondo come un contenitore pieno di oggetti usa e getta, inclusi gli esseri umani. La vita frammentata tende a essere vissuta episodicamente come una serie di eventi non connessi. Ritorniamo al tema iniziale: L’amore ha bisogno della ragione? Nel Processo di F. Kafka l’amore è colpevole di essere accusato; e se anche ci si può discolpare dei delitti di cui si viene accusati, non c’è difesa contro l’imputazione di essere accusati. Nel Simposio di Platone, Aristofane lega l’amore al desiderio di una completezza ancora mancante: “Il desiderio del tutto e la sua ricerca è detta amore”. Quello che va a gloria dell’amore è nel contempo la sua disgrazia. L’Infinito è anche Indefinito, non può essere identificato, circoscritto, misurato, è tetragono ad ogni definizione, fa saltare i sistemi, viola i confini. L’amore ha bisogno che la ragione lo salvi dalla sua follia perché la società liquida gli oppone persone senza reddito, madri senza marito e troppi vecchi soli… Forse viviamo in un secolo violento, un secolo di violenze stimolate dalla progressiva esautorazione degli Stati a opera dei poteri globali scatenati. Oggi, liquidamente c’è un indebolimento dei legami che è una condizione importante per il successo della produzione sociale di collezionisti di sensazioni che sono anche maturi ed efficienti consumatori. In questo modo siamo giunti in un territorio in cui gli esseri umani non hanno mai abitato, forse dovremmo appellarci alla Dea di Parmenide, che è signora del tempo e che rivela la verità. Questa Dea non abita un Olimpo affollato di immortali negligenti o distratti. La Dea è la verità, ciò che la filosofia insegue come problema più profondo. In tal senso, la verità è primordiale e originaria. Ma noi siamo ancora capaci di vedere la terra e il cielo come i Greci ebbero modo di vederli e contemplarli? Almeno questo occorre tentare, porsi con il pensiero in quel tempo eterno che Parmenide abitò, trasmettendo all’Occidente, e in particolare all’Europa, il senso stesso della civiltà. Probabilmente dobbiamo pensare al trascurato frammento 14, a quanto Parmenide afferma della Luna: “Luce che brilla nella notte, errante attorno alla terra, di uno splendore che proviene d’altro luogo”. Le domande di Parmenide sorgevano da una terra che accoglieva tutte le cose nel grembo di ciò che egli con riverenza chiamava physis e ognuno le deve la memoria dell’Immortalità.

* Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 Leeds, 9 gennaio 2017), Amore liquido, traduzione di S. Minucci. Collana Economica Laterza, Bari 2006, pp. XII-219. 

giovedì 6 luglio 2017

Lo "S... concerto" di Sergio Marchetta è a L'ARGOLIBRO



Ad Agropoli, presso la libreria indipendente L'ARGOLIBRO
vi aspetta il primo piccolo 
S... CONCERTO 
di 
Sergio Marchetta 
Musica, parole, frasi d'amore...

Di cosa si tratta?
Venite a scoprirlo
lunedì 10 luglio alle ore 17:30

Ingresso libero

per visitare il sito di Sergio Marchetta

Mi chiamo Sergio...  e sono italiano, snaturalizzato marziano.
Odio i bar dove ti servono  il caffè senza darti  un goccio d'acqua, 
amo i posti dove tutti si danno del tu.
Mi sono laureato solo per capire quanto un ignorante ragioni meglio di me.
Sono un ex studente, ex fondamentalista, ex bigotto,
ex di alcune donne senza saperlo.
Ho paura del mare e delle feste a sorpresa.
Sono capace di intendere e di volare e dunque 
destinato alla dannazione eterna.
Ma non da solo.

LIBRERIA INDIPENDENTE
L'ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego)
Agropoli, Salerno
Infoline: 3395876415

mercoledì 28 giugno 2017

KERAMOS 2017: appuntamento a sabato!


L’Associazione “Artistico-Letteraria”
GLI OCCHI DI ARGO
e la Casa editrice e Libreria indipendente
L’ARGOLIBRO
vi invitano alla cerimonia di premiazione
della SETTIMA EDIZIONE del
CONCORSO NAZIONALE
PER POESIE BREVI
KERAMOS

Sabato 1 Luglio
ORE 18:30
CASTELLO MEDIEVALE DI AGROPOLI
(Zona Centro storico)

In collaborazione con il
CENTRO D’ARTE
“GUIDA”

Con il Patrocinio del
COMUNE DI AGROPOLI

Manifestazione dedicata al
Dottor DOMENICO CHIEFFALLO
Interverrà la figlia
ADA CHIEFFALLO

Presentazione a cura di
MILENA ESPOSITO

Letture delle poesie vincitrici
a cura degli autori
e dell’attrice
ANGELA PAPARELLA

Performance dell’attrice
BIANCAROSA DI RUOCCO
e del musicista
MICO ARGIRÒ

Intervento della pittrice
MARIA ROSARIA VERRONE

Autrici e autori vincitori
di questa edizione:
MARISA ANEGHINI
ANGELA D’ANGELO
LUIGI DI MIERI
ANNA FIORENTINO
FRANCESCO FLORENZANO
ANNA MARIA GUERRIERO
SANDRA LUDOVICI
CARMINE MONDELLI
CARMELA OREFICE
LUCIANA PAOLILLO
GABRIELLA PAOLUCCI
LAURA VARGIU

Al termine della manifestazione
il Ceramista
ANTONIO GUIDA
installerà presso il Belvedere di Via C. Rossi
un pannello artigianale in ceramica
che riporta le dodici poesie vincitrici.

Per qualsiasi info: 3395876415



sabato 24 giugno 2017

Le interviste di Nello Amato: Maria Virginia Marchesano

Le interviste di Nello Amato

 
  
La fisiodanza... un mondo da scoprire
Intervista a
Maria Virgina Marchesano

Virginia, spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e perché hai scelto di pubblicare il tuo lavoro saggistico con L'Argolibro.

Sono una danzatrice, coreografa e insegnante di danza classica e contemporanea. Per la danza classica mi sono formata presso l'Accademia Nazionale di Danza di Roma mentre per la danza contemporanea (metodo "Nikolais") mi sono formata con Simona Bucci. Sono moltissime le cose che amo fare e a seconda dei cicli della vita che sto vivendo cambiano in continuazione. Attualmente l'attività che più mi gratifica è insegnare perché mi sembra di avere la possibilità di incidere sulla formazione psico-fisica delle persone e quindi di riuscire a produrre piccoli cambiamenti nella società. Ho scelto di pubblicare con l'ArgoLibro perché ho voluto che questo mio progetto fosse interamente campano (vivo a metà tra Roma e Nocera Inferiore, ma il senso delle radici e di appartenenza mi ha portato a scegliere una casa editrice che sento vicina, appartenente...


Perché hai scelto come oggetto di studio, di ricerca proprio la fisiodanza? Che cos'è la fisiodanza?

Ho scelto la fisiodanza perché per la sua intrinseca natura rappresenta ad oggi la disciplina che più mi consente di intervenire sui miei allievi in quanto mi fornisce degli strumenti che vanno ad intervenire parallelamente su mente e corpo. La fisiodanza, infatti, è una disciplina di supporto alla danza che punta all'ottimizzazione del gesto artistico ma secondo me è una disciplina che potrebbe essere praticata da chiunque perché si fonda su un training fisico che punta sulla proprocezione e sulla consapevolezza prima del proprio corpo e poi del movimento. La fisiodanza ti insegna a conoscere ed abitare il tuo corpo come fosse la tua casa... E quando vivi con agio nel tuo corpo la tua anima può relazionarsi col mondo circostante senza interferenze. 
Non esisteva ancora un testo in italiano su questa disciplina e questo progetto vuole essere un tentativo concreto di cominciare a colmare un vuoto.

Esiste un rapporto tra biodanza e fisiodanza?

Posto che non amo particolarmente dividere la danza in categorie... Perché la danza è una anche se poi esistono diverse declinazioni stilistiche, apparentemente potrebbero esserci delle assonanze ma nella sostanza la fisiodanza (che tra l'altro è una disciplina che non si poggia su una tecnica precostituita ma viene filtrata ogni volta in maniera diversa dall'insegnante a seconda delle sue esperienze e della sua formazione) lavora più propriamente sulla presa di coscienza del proprio corpo in ausilio alla tecnica della danza classica e moderna.


Quali apporti benefici psicofisici offre la fisiodanza? Perché le persone dovrebbero avvicinarsi a questo mondo?

Be', conoscere il proprio corpo significa conoscere se stessi e conoscere se stessi vuol dire vivere in maniera più consapevole e responsabile.
Per chi studia danza, affrontare parallelamente lo studio della fisiodanza previene dall'insorgenza di patologie legate ad un uso scorretto della tecnica ed in più consente di vivere il gesto nella sua pienezza… quindi in tutta la sua portata psicofisica.

Ci sono altre pubblicazioni in cantiere?

Attualmente sto lavorando alla mia seconda pubblicazione che sarà un manuale di fisiodanza, ma rivolto questa volta agli studenti dei licei coreutici.

Cosa rappresenta la danza per te?

Sono una danzatrice e la danza è il linguaggio che ho scelto per relazionarmi col mondo. Intendo la danza come una forma di comunicazione... Come il pittore usa la tela, il musicista lo strumento, il poeta la parola... io uso il corpo per raccontare e per leggere la realtà che mi circonda.

Prospettive future?

Questa è la domanda più difficile... non lo so. La danza mi ha insegnato a vivere il presente e a godermi l'istante. Non riesco a fare progetti perché lascio che siano le cose a indicarmi di volta in volta la strada e tutte le volte che progetto gli eventi mi costringono a cambiare rotta... quindi, mi sospendo dalla scelta di progettare e aspetto che sia la vita stessa a guidarmi.

Virginia, siamo giunti alla conclusione... Più che una risposta a una domanda vorrei una riflessione da giovane, da donna, da studiosa. Viviamo in un mondo dove il telematico ha letteralmente ucciso il libro cartaceo, la telenovela ha soppiantato il racconto scritto e orale, le forme narrative televisive, ridondanti e consumistiche, fanno  che il soggetto non ricerchi la scrittura come rifugio o fonte di piacere a causa della presenza ossessiva del virtuale. In questa società la letteratura può ancora salvare il mondo?

La letteratura come la danza, la musica, il teatro sono delle occasioni che abbiamo per riflettere, per immaginare e quando sono ben fatte non ti danno soluzioni... ma ti pongono tante domande e ti impongono di fermarti... fermarti per pensare, per riflettere, per sognare, per scegliere. ...Per capire, per spostare il terriccio e trovare il tesoro nascosto che spesso si nasconde negli strati più profondi delle cose. Non so se può salvare il mondo... Ma sicuramente può salvare se stessi. E forse una moltitudine di "salvi" ci consegnerà un mondo migliore.

Cliccate qui per visitare la pagina dedicata all'opera.
Per contattare Maria Virginia Marchesano: mvirginia.marchesano@gmail.com  

Cliccate qui per visitare la pagina dedicata al libro di Nello Amato "Poesie d'amore"



giovedì 22 giugno 2017

"Radici al sole": presentazione a L'ArgoLibro


Sabato 24 giugno - ore 18:00
Libreria e casa editrice
L'ARGOLIBRO

Presentazione dell'opera
RADICI AL SOLE
di Clelia De Marco
e Giovanni Longo Ventimiglia
Edizioni L'ArgoLibro

Un "romanzo di vita vissuta" appassionante.
scritto a quattro mani,
ricco di spunti di riflessione.


Vi aspettiamo ad Agropoli (SA)
L'ARGOLIBRO
è in Viale Lazio, 16
(zona sud, adiacente Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego)
Infoline: 3395876415

Clelia De Marco e Giovanni Longo Ventimiglia - Radici al sole


Autori: Clelia De Marco e Giovanni Longo Ventimiglia
Titolo: Radici al sole
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 312
Formato: 16x24
Prezzo di copertina euro 12,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Un’autobiografia scritta a quattro mani, “Radici al sole”, ricchissima di quella “storia quotidiana” che spesso è di insegnamento a tutti, non solo per chi ha vissuto i piccoli e grandi eventi in prima persona.
Clelia e Giovanni hanno voluto fissare le gioie, le paure, le decisioni, gli avvenimenti, le circostanze… un’intensissima vita di coppia che ancora prosegue intensa e affiatata, pur tra le tante difficoltà che la quotidianità riserva inevitabilmente a tutti noi. Uno dei messaggi forti che lancia quest’opera è proprio questo: se abbiamo ben chiaro il senso profondo della nostra vita, del nostro essere qui e ora, i problemi possono farci scivolare una dieci, cento volte, ma continueremo sempre a rialzarci, perché non smarriremo il percorso. Clelia e Giovanni ne sono fermamente consapevoli, e certamente la loro vita continua ad essere un esempio in questa direzione.
“Radici al sole” offre al lettore molti richiami alla storia d’Italia del secolo scorso, facendo così comprendere meglio in quale contesto generale sono immerse le vicende degli autori: gli attentati terroristici degli anni settanta e ottanta, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, la caduta del muro di Berlino. Ma troviamo anche gustosi riferimenti alla vita di ieri e di oggi dei borghi cilentani e di altre località della nostra splendida penisola.


Questo libro vuole testimoniare, attraverso i ricordi, le memorie, il dipanarsi di vite, tra avvenimenti, sentimenti, sogni, progetti e traguardi. Vite intense, a volte difficili, complicate, ma sempre trascorse alla luce della verità e della sensibilità. Io sono stata testimone, ho condiviso e convissuto, allo stesso modo, ricordi e sentimenti, pensieri, emozioni, timori. (Clelia De Marco)

sabato 17 giugno 2017

"Letti di Notte": appuntamento a L'ARGOLIBRO!


Un nuovo, immancabile appuntamento a L'ArgoLibro: "Letti di Notte" (qui il sito ufficiale).
Lo scrittore e giornalista Roberto Ritondale presenta Il sole tra le mani, cliccate qui per leggere la recensione de "Il colore dei libri".
Sono invitati tutti i sognatori e le sognatrici che cercano tra le pagine dei libri i più bei sogni.
Ingresso libero a tutti gli artisti, ai poeti, agli scrittori, ai bambini ma solo se accompagnano i genitori, agli artigiani, alle nonne accompagnate dai nipoti, ai nonni accompagnati dai figli.
Il sole di notte splenderà solo a L’Argolibro!
Il tema della sesta edizione dell’iniziativa nazionale promossa da Letteratura Rinnovabile è Sogni e sognatori: ideali, visioni, utopie, passioni, desideri & avventure. Tutti possono portare i propri sogni in libreria. E trovarne: le librerie sono sempre luoghi pieni di sogni!
Ci incontriamo sabato 17 giugno a partire dalle ore 18:30, con noi ci saranno pittori, pittrici, come Maria Rosaria VerroneEnzo MarottaElena VilkovViktoryia MacriCristian Ookci, illustratori come Emanuele di Spirito, ritrattisti come Miretta Sparano, relatori d’eccezione che ci parleranno di sogni nell’arte come il critico d’arte Antonella Nigro e la professoressa Anna Giordano che ci parlerà del sogno nella letteratura, la poetessa Ivana Leone che ci introdurrà nel sogno d’Iside e la scrittrice Angela Nese che disquisirà di sogno e filosofia. L’attrice Biancarosa Di Ruocco si esibirà nel Salottino di ARGO. Ci sarà la partecipazione del cantautore Mico Argirò.
Tutti i poeti e le poetesse, tutti gli scrittori, gli artisti e gli artigiani sono invitati a prendere parte all’evento Letti di Notte. Ognuno potrà leggere le proprie poesie, i propri scritti… ognuno potrà recitare, esporre la propria arte, relazionare, discutere… condividere il proprio sogno!
L’evento è aperto a tutti!


lunedì 12 giugno 2017

Sandra Ludovici - Canto d'erba



Autrice: Sandra Ludovici
Titolo: Canto d’erba
Editore: L’ArgoLibro
Collana: La Piuma del Poeta
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 68
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Codice ISBN: 978-88-94907-03-2
Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare l’autrice:  sludovici99@gmail.com  

Grande arte, e condivisa copiosamente, quella di Sandra Ludovici, che continua a disegnare con le parole sfumature di sentimenti, di emozioni, che altrimenti resterebbero sospese nell’aria (nel tempo, nello spazio) fino a dissolversi. E invece si concretizzano, si “fermano” sulla carta e così è possibile ri-chiamarle. ri-viverle.
“La voce del mare, / in spuma d’onda, / carezza e lambisce, / accende la pelle, / ghiaccia il cuore.” (da “Frivola belva”): le immagini suggerite dall’autrice ci raggiungono portate da un solo termine, un solo accostamento, perché chi scrive conosce profondamente il valore “prorompente” della parola e sa farne buon uso. Non troverete mai una parola fuori posto, nella poesia di Sandra Ludovici, né parole superflue: anche questa è una grandissima lezione, in anni in cui la malattia dell’’iper-produzione ha toccato anche la condivisione del linguaggio persino in campo artistico. In “Canto d’erba”, invece, come del resto in tutte le raccolte della Ludovici, l’abbondanza delle emozioni, delle sensazioni, viene raggiunta con pennellate brevi o comunque essenziali, in versi in cui – com’è giusto che sia, in poesia – la musicalità ricopre un’importanza sostanziale e irrinunciabile.